Chiesa della Compagnia Santa Croce

La chiesa della Compagnia Santa Croce è situata in Via Antonio Ferrari. È una confraternita di fratelli e sorelle che fa parte della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. La chiesa, risalente al XVI secolo e restaurata notevolmente nel 1861 dai confratelli, è nata come confraternita per scopi umanitari, come il trasporto dei defunti e i loro benefici spirituali per mezzo di suffragi. 

Tuttora continua la sua opera anche se con modalità e riti diversi, più adatti ai tempi odierni, con la partecipazioni degli iscritti denominati fratelli e sorelle.

L’interno, ad una navata, si compone di un piccolo Altare Maggiore e di un piccolo coro dietro. A sinistra si trova l’Altare dedicato a San Michele Arcangelo e a destra l’Altare dedicato alla SS. Trinità. All’interno si trovano una scultura lignea rappresentante il Gesù Morto e una statua in cartapesta rappresentante la Madonna Addolorata, opere di Giovanni Sammicheli del 1908.

Ogni anno durante la Domenica delle Palme vengono estratti a sorte i nomi dei 12 fratelli che rappresenteranno gli apostoli nella Messa del Giovedì Santo e i nomi delle 12 sorelle che porteranno la Madonna Addolorata nella processione del Venerdì Santo. La chiesa è rimasta chiusa per lavori di restauro dall’autunno 2005 alla primavera 2010.

All’interno della chiesa sulle pareti si trovano due lapidi, una dedicata al vecchio proprietario del Castello di Farnetella, Antonio Ferrari (1868) e una dedicata al parroco Don Bernardino Amidei (1894).

  • San Michele Arcangelo, affresco (altare a sinistra).
  • SS. Trinità, affresco, (XVI secolo) (altare a destra).
  • Gesù morto, di Giovanni Sammicheli, scultura lignea, 1908. 
  • Madonna Addolorata, di Giovanni Sammicheli, statua in cartapesta, 1908.
  • Crocifisso di Gesù.
  • Crocifisso della Passione di Cristo.
  • 6 Lanterne, per le processioni.

« ANTONIO GIORGIO FERRARI – Nelle battaglie di Curtatone e Montanara giovinetto segnò col sangue i futuri destini della patria poi alla difesa di Livorno nelle memorande giornate del maggio 1849 alla testa del suo battaglione contrastò eroicamente l’austriaco invasore ed avrebbe perduta la vita se i commilitoni fedeli a forza non lo avessero tolto dall’impari cimento in Africa dal 1849 al 1864. Iniziò proficuo scambio commerciale fra la sua Italia e l’Egitto conseguendone onori e fortuna. Il popolo di questo Castello fatto segno speciale della sua beneficenza ispirata da cristiana virtù unitamente alla pubblica amministrazione vuole oggi ricordare questo esempio tanto ammirabile di patriottismo e di lavoro. 1 GENNAIO MCMV »

« ALLA SACRA MEMORIA DI DON BERNARDINO AMIDEI – Quasi otto lustri Pievano Parroco della chiesa e del popolo di Farnetella sua patria cui resse con zelo di apostolo amò e beneficò con cuore di padre aspettando già ottuagenario onorato riposo in terra. L’ebbe immarcescibile nella beata eternità la mattina del 1 del 1894. La nepote Stella Amidei in Angelotti col figlio Gio.Batta.Da lui prediletto e a segno d’animo riconoscente e come interpreti del comun voto questa lapida. P. P.  »

Oggi la chiesa viene sorretta dall’offerta dei fratelli e delle sorelle. Anticamente veniva gestita e finanziata dai rettori. Elenco dei rettori:

  • Prospero Colonna (1650-1676).
  • Dott. Gerolamo Sergardi-Bindi (1650-1676).
  • Matteo Matteucci (1676-1714).
  • Andrea Formichi (1714-1747).
  • Gerolamo Sergardi-Bindi (1747-1767).
  • Don Bernardino Amidei (1767-1783).
  • Don Gaspero Amidei (1783-1833).

 

Riti della Settimana santa

Processione delle Sette Chiese

A Farnetella, come da antica tradizione, ogni anno, la mattina del Venerdì Santo alle ore 8 viene effettuata una particolare processione di circa 8 km su un itinerario prevalentemente boschivo o comunque campestre, impiegando circa 4 ore di tempo: questa è la cosiddetta “Visita delle Sette Chiese” della “Venerabile Compagnia di Santa Croce”. Durante il percorso avvengono delle soste di preghiera in luoghi precisi che rappresentano le “Sette Chiese” e vengono cantate quasi ininterrottamente antifone e strofe in latino attinenti alla Passione di Cristo. Guidano la processione due antiche lanterne e una pesante croce di legno, portata a turno, che contiene tutti i simboli legati alla tortura e alla crocifissione, e che viene baciata ad ogni “Stazione”. Le soste effettuate sono 12, ma in realtà solo 7 sono ufficialmente le “Chiese” o “Stazioni”.

La processione parte dalla “Chiesa della Compagnia di Santa Croce” e fa una sosta nella “Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista” (I stazione), per poi dirigersi verso un sentiero boschivo detto “Madonnino” (II stazione); qui avviene una sosta presso un’edicola con l’effigie della “Vergine del Conforto”, che si venera ad Arezzo. Da lì, proseguendo oltre si arriva al poggio del “Romitorio” (III stazione), un luogo particolarmente suggestivo raggiungibile soltanto attraverso una ripida salita, oltrepassando l’omonimo borro. Qui nel 1500 circa viveva un frate di nome Alessio, che si rifugiò nel bosco e fabbricò a sue spese una cappella ed una capanna dove abitò per un lungo periodo finché non morì. Percorrendo il sentiero del “Romitorio” in senso opposto, la processione giunge alla località di “Castelvecchio” (IV stazione) poco prima del cimitero del paese (dove avviene una piccola sosta di preghiera per i defunti). Da lì, incamminandoci verso un altro sentiero boschivo si arriva a “Sant’Angelo” (V stazione) incontrando lungo il percorso due Croci dinanzi alle quali viene effettuata una breve sosta. A questo punto la processione ha già lasciato il bosco per entrare sulla strada bianca detta della “Spessa”, dove è possibile ammirare ampi panorami e memorabili con la veduta dei profili di Rigomagno e di Lucignano. Tale strada, dopo un discreto tratto viene lasciata per un sentiero campestre all’altezza del “Poderino” e poi del “Podere Giardino”, fatiscenti memorie dell’azienda agricola Farnetella. Quindi, dopo l’attraversamento del“Borro dei Fontanini”, all’altezza del “Podere Cerretello” si rientra sulla strada asfaltata che tortuosa, in costante erta, risale a Farnetella. Dopo percorso qualche centinaio di metri, i fedeli, trovando un’edicola dedicata a Sant’Apollonia (località “Vignale”) effettuano una breve sosta per poi ripartire e giungere ad una piccola chiesa privata “Chiesa di Santa Maria” (VI stazione). La processione riprende e dopo essersi di nuovo fermata dinanzi ad un’ulteriore croce in prossimità del centro abitato, raggiunge il culmine nella “Chiesa della Compagnia di Santa Croce” (VII stazione) dove i fedeli entrano e si inginocchiano per raggiungere e baciare la croce, la stessa che è stata portata per tutto il percorso.

Il “Giro delle Sette Chiese” era un pellegrinaggio a piedi ideato nel XVI secolo da San Filippo Neri che si svolgeva a Roma attraverso un percorso ad anello di 20 km circa che toccava le principali chiese romane. Si praticava nel giorno di «berlingaccio» (il giovedì precedente l’ultimo giorno di carnevale), per contrapporsi ai festeggiamenti del Carnevale dal sapore pagano. Con il tempo, questa forma di devozione si è spostata al Venerdì Santo. L’espressione “fare il giro delle sette chiese” ha assunto nel linguaggio comune una valenza negativa: essa può significare, a seconda delle zone, perdere tempo girando senza scopo oppure cercare affannosamente qualcuno che dia ascolto.

Chiunque volesse partecipare è invitato ad unirsi alla nostra tradizione, unica nel suo genere, dato che non va confusa con la processione serale del Gesù Morto. È consigliato un abbigliamento leggero, sportivo e comodo. Si tiene inoltre a precisare che lo scopo di questa processione è prevalentemente religioso e legato effettivamente al contesto del Venerdì Santo. 

 ANTIFONE E STROFE

  • Stabat mater
  • Jesu Christe Crucifixe
  • Salmo Penitenziale 6
  • La Passione
  • Visita alla Croce
  • Lauda a Maria SS. Addolorata 

La "regola"

Le campane hanno sempre avuto grande importanza nella vita dei cristiani. Dall’alto dei campanili delle chiese suonano tutti i giorni per annunciare la celebrazione della messa o altre funzioni religiose come  battesimi, matrimoni, funerali. Tacciono soltanto il Venerdì Santo e il Sabato Santo, cioè nei giorni in cui si ricorda la morte di Gesù. La sera del Giovedì Santo, alla fine della Santa Messa con la Lavanda dei piedi, a Farnetella, le funi che le fanno suonare vengono legate tra loro per poi essere sciolte a mezzanotte tra il Sabato Santo e la Domenica di Pasqua, quando tornano a suonare, gioiosamente, per ricordare la risurrezione di Gesù.

A Farnetella, come da antica tradizione, nei giorni in cui le campane non possono suonare, vengono sostituite dalla cosiddetta “Regola”, un particolare congegno in legno che per mezzo di una ruota dentata girata da una manovella produce un rumore per richiamare l’attenzione della popolazione. Generalmente questa viene affidata ai bambini che passando per i borghi del paese la fanno suonare mentre annunciano a voce l’arrivo del mezzogiorno e i vari orari dei riti religiosi.

Torna su